Corrado Calabrò

Gemellaggio

Sta scritto:
“Nelle case s’entra dalla porta”
ma voi siete penetrati come arpioni
nel midollo delle nostre cattedrali.
Duemila anni per alzare i cento piani
della metropolitana supponenza
fino alla quota dei grandi aeroplani;
alla loro ombra che schermava il cielo
affidavamo ogni giorno la nostra.
A pensarci, non ci occorre tanto tempo
per la giusta sopravvivenza. Basta
che all’oggi segua ogni giorno il domani.
Basta per oggi non sforare il muro
che preclude ogni anticipazione del futuro.
Stamani
-esattamente all’ora non segnata
coincidente con l’ora in cui è accaduto –
ho fatto appena in tempo ad abbassare
le palpebre: una prima e poi la seconda.
Riaprendole – prima ancora di guardare –
ho trangugiato la lingua ammezzata
e ho visto fino al livello del mare
una finestra di cielo spalancata.
Stamani:
e due su tre non sapevamo
ch’era la mattina di domani
e un po’ alla volta avremmo confessato
che noi siamo quelli che
saranno detti testimoni oculari:
abbiamo visto e quindi c’eravamo.
No, non alziamo gli occhi: è per terra che dobbiamo
tutti e ciascuno cercare in noi stessi
dove sia scomparsa la loro ombra.
Da stamani colombi disossati
cercano goffamente un nuovo appoggio.
Come decapitati
s’aggirano in una clessidra di polvere
pompieri col casco sottobraccio.
Stamani –in questa sbiancata mattina-
chi fa domande non s’aspetta risposta.
Dal volo degli aerei presagi
a misura di naso circospetti
nel mondo ancora telestupefatto.
D’oggi in poi, a partire da domani,
ogni corpo si guarderà dalla propria ombra;
essa sarà il nostro lato oscuro
la nostra stessa latente figura,
con essa è il nostro nuovo gemellaggio.
Streben:
“Solo se affonderai i denti nel frutto
transgenico dell’albero proibito
conoscerai come il bene ed il male
nascano assieme sullo stesso fico,
nella terra dei padri
a cuor leggero come Esaù svenduta,
e la morte sia una forma d’impazienza.
T’arrogherai allora, a sorpresa del vicino,
il diritto d’uccidere il tuo Simile
per essere – una tantum – simile a Lui”.
Ora sulla tavola assediata
dalle mosche ch’atterrano e decollano
c’è un coperto di troppo;
un bicchiere rosseggiante rammenta
il suo debito di sangue.
Streben: et eritis sicut deus:
è questa l’invidia della spada
questa la scritta incisa nella fibbia
dei guerrieri forgiati nell’ubriV.
Questa la frase che sussurrò il serpente a Eva
attorcigliandosi a lei con scopa e secchio
giù giù per la tromba delle scale.
Ed Eva indusse il sottomesso Adamo
a concepire contro Dio Caïno.

da Quinta dimensione, II edizione, Oscar Mondadori, Milano, 2021