Sogno daliniano

(splendenza rubata da un
non-dove -mi dico- questo

piccolo universo racchiuso
nel profondo di noi piccoli
universi)

mi ero
annullato in pensieri allucinati e

in un abbaglio di figure

Gala e Mae West mi sorridevano
sdentate

[Tra i famosi dipinti di Dalì: Gala, di origine russa, sua moglie e musa; Mae West, attrice, New York 1893 – Los Angeles 1980.]

Guido Ceronetti, tre poesie

Esili giorni dell’oscurità
E il disastro degli esseri attraente
Della carne estenuata l’eco e il timbro
Tra le rovine sue risuscitando

Che una poesia di amante li raccolga
Lettrice dei bei segni desolati
Quanti ne fai coltello del miracolo
Dei contatti infiniti tra miserie.

Da gola rotta esce la pietà
E scruta le macerie fulminate
Della luce negli occhi delicati
E il suo tormento tra le mani cieche

Le troppe mani che in solitudini
Patricide incarnate trepidano
E i visi enormi d’uomo e di materia
Sfigurata che vivono nell’uomo

Che una poesia capace li raccolga
Sulla lingua della sua lacrima.

*

Se ripulisco i vetri dalle impronte
Che da dentro e da fuori affumicandoli
Le brancicanti anime disseminano,
Laggiù vedremo queste nostre vite
Guardarsi come due statrue nude

Mentre ancora si amano e respirano
Nella voragine che fa i visi
Qualcuno le contempla tra le file
Infinite e slavate da cui parte
Il volo delle finzioni verso il crudele apparire

Il piacere di essere essenze
Così lontane è troppo sottile
Perché arrivi fin qui a trarci
Dalla paura di perdere il niente
In un giorno prescritto, di fuga e sete.

*

Erano due colombe di Ericina
E una coppia di fini roditori
Di un volto ancipite, nel medesimo goloso
Affare di attizzamento dei richiami
Simpatici del Caos corpuscolare.
Ne ronzava il bisbiglio al di là del muro
Dove in quell’ora un diario si compiva
(Voci in cripte, di voce proscritte)
Sforzo di dare luce, che assorbiva
Scalfiva di vaga crepa, di gelo futuro
Quella intoccabile musica e rapina
Cuore e silenzi di Palinuro.

Da “Compassioni e disperazioni” – Einaudi Editore

Nell’oltre

[Parla il ragazzo che ha perso la sua amata in un incidente.]

il tuo sangue spanto -Nina-
che intinge
di deliranti arabeschi le mie notti bianche

e quell’ albero con i cuori incisi
a sopravviverti – le radici impregnate
del nostro amore

ma tu anima di stella
sei nell’Oltre

Nei cieli di Torino

nei cieli di Torino
promette pioggia livida luce

uno sguardo di sottecchi
al vicino di panchina
mentre leggo Kavafis

-le dà fastidio il fumo?-
al mio cenno spegne
garbato come ne trovi pochi

la metro e sei al centro
Porta Nuova la trovi
intasata di affaristi ed extra-
comunitari
un cappotto liso fa da coperta
ad un barbone e il suo cane

ad uno sputo è in sosta
una testarossa fiammante

tra i morti e i viventi
il mondo ha denti aguzzi