Strascico & Selvatico

Strascico
Giorgio Caproni

Dov’hai lasciato le ariose collane,
e i brividi, ed il sangue? Nel lamento
vasto che un pianoforte da lontane
stanze nel novilunio gronda, io sento
la tua voce distrutta – odo le trame
in rovina, e l’amore morto. Il vento
preme profondo un portone – d’un cane
entro la notte, il gemitío un accento
pone di gelo nel petto. E tu i fini
denti, perché tu non riaccendi, amore,
qui dove alzava di brace i suoi vini
sul selciato ogni giovane? Un madore
di brina, ora il giornale dove i primi
crimini urlano copre, e il tuo cuore.

Giorgio Caproni
1945

da “Il passaggio d’Enea” (1943- 1955), in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

L’Originale

si perde
armonia nel rifare una nuova
poesia da una datata:
ne risulta un vaso incrinato

allo stesso modo ogni
esemplare è intoccabile:
è dall’origine

della foglia la foglia- madre
come la pensò Iddio –
così la parola
così la natura

toccare i geni è una bestemmia
che sale al Cielo

L’antagonista

aprii la valigia
era piena di libri e di sogni
di vaghe nuvole e stanche lune

gli chiesi se leggesse poesie
arricciò il naso: -non mi nutro di quella
“manna” il mio cielo è di pietra e
non ne vedi angeli affacciarsi
né madonne

-non siamo -noi due-
della stessa razza

io
da opportunista
nello scrigno non porto chimere