Alda Merini – Frammenti da “La carne degli angeli”

E la terra che brucia nella mia bocca non è preghiera,
e la bocca che brucia nelle mie mani non è terra.
*
Ma che cos’è la morte
se non un grande albero pieno di canto?
*
Nessuno dei vostri baci è caduto per terra,
nessuno dei vostri baci ha commesso peccato
perché se le labbra degli angeli si toccano
generano luce.
*
eppure siamo talmente poveri
che non dobbiamo più neanche comperare la morte
perché la vita ce la regala.
*
il vero parto del sogno, il vero parto della gioia,
lo fa solo un angelo di luce.
*
La verità non è il dolore ma la pace.
Ma per trovare e arrivare alla pace l’uomo deve alzare la sua mano grondante del sangue di Cristo, che voi riempite di baci. […]
E’ il momento in cui, adagiati su aride foglie, voi petali di Dio diventate fiori.
E’ il momento in cui andate a morire nell’acqua, rifugio eterno del suono.

Luce alta

luce alta – paiono
incendiarsi le finestre degli hotel

un altro caffè
spezza la mattina –
strilli
di bambini in pineta lampi di
sole tra il fogliame

“Dio c’è” è la scritta sul
muretto che delimita la spiaggia

dichiararlo a cuore aperto:
ché un miracolo
è la vita

Angelo della luce

adagiati creatura del sogno
sulla curva del nostro abbandono

la lontananza è ferita insanabile
un cielo d’astri divelti

e tu balsamo sei
-tu orifiamma tu altezza
sognato stargate-
dove voce insanguinata c’inchioda

dalla caduta

In te la luce

s’inginocchia in te la luce

ti dividi
nelle due dimensioni:
dreamtime e corporea insieme

a sorvegliarti è l’Occhio
interiore –
il tuo doppio di perfezione celeste

[dreamtime: il tempo della creazione]

Scorci di settembre

scorci di settembre è l’ombra
a dominare i posti prima assolati
che trovavi nelle tue uscite

familiare ti è l’ombra ed è
dissonanza se ti sorprende
il pensiero di quel bambino che
dopo il crepuscolo ha paura del buio
e se non mangia arriva il mammone
con tre tocchi -sotto il tavolo

[mammone: in gergo è l’orco]

Certo è l’età

se oggi ti senti in buona parte
appagato è il caso di chiederti dove
sarà finita quella spericolata
baldanza esibita per i soli suoi occhi
-lei distesa sull’amaca
lo sguardo intinto nell’azzurra luce

certo è l’età che avanza e
forse nei sogni t’incontrerà quell’io
dal tempo ormai divorato