Il caso è quel per cento

tutto è convenzione e il caso
è quel per cento che fa il destino

se ci troviamo
nel posto giusto al momento giusto
-o al contrario- è quella
sincronicità indimostrabile

che fa ruotare i mondi e noi
non siamo che
mistero a noi stessi

piccoli astri

Sincronicità: concetto di Carl Gustav Jung, 1875-1961

Bocche di chitarre

alla sua morte per fucilazione
anche le chitarre emisero lamenti –
a un ordine dei generali
dalle loro bocche uscirono insetti
bibliofagi
a divorare pagine e pagine
di versi sparsi per il mondo

ma lo spirito del popolo è vivo
la memoria è vasta come il mare –
venne ricomposto il poema
insanguinato
fino all’ultimo rigo-respiro

si può uccidere un poeta
non la poesia

(Federico Garcia Lorca, 1898 – 1936)

Di noi

di noi
mostriamo esigua vita
più l’esteriore che
quella che ferve nel sangue

i viaggi mentali i sogni
mistero ch’è appannaggio
di proprietà esclusiva

-la testa reclina
il nostro fido ci guarda attento
come cogliesse pensieri

Quattro poesie di Luca Archibugi

Questa notte ho sognato il ricordo.
Umido di sole e ombra
disegnava un infinito trascorrere.
La mattina mi ha stretto la gola
e appassito gli occhi.
Poiché l’estate è lontana
la memoria in una gabbia
di pioggia mi ha sfibrato
la mente. Ora come un forestiero
mi riposo sugli scalini bianchi.
E’ l’attimo in cui la vita
non mi fornisce alcun dettaglio.

*

Lo spazio lasciatomi
si restringe come
un occhio di gatto.
In questa camera stretta
moltiplico la stessa sostanza,
genero epidemie di vuoti.
La morte è un cieco
che ha perduto il bastone,
un vuoto di labbra,
il mancamento.
Nel breve ambito di luce
questo minuto ha la febbre.

*

Questa notte è trascorsa indenne
fino al bianco di un’alba.
Si vendicano i sogni mimando storie di silenzio.
Il viale da noi popolato s’illumina inconsueto,
la vita s’addormanta nei lavoranti
appena svegli.
Questa luce è di un’altra parte del mondo:
proviene dalle ore in cui dormo.
Forse la morte è solo questo falso movimento,
mentre i colori dell’edicola
insinuano che è già oggi.

*

Questa città vuota nel fondo
abita l’interno delle ossa.
Le ore che vi ho passato
non hanno radici, ma continue
effervescenze d’immagini.
La mia realtà si compone
di sempre ignote illusioni,
come il sogno di una notte da sveglio.
L’uomo è un albergo sospeso
di cui abito le camere,
ma non conosco il nome
di chi passa nel corridoio.

Da “Almanacco dello Specchio” – Mondadori Editore
a cura di Marco Forti

In questo giorno stordito di luce

in questo giorno stordito di luce
il mio lavoro incessante
di sole

per gli ultimi
i senza voce
i perseguitati che Lorca cantava

per i bambini scandalizzati
dal prelato

-meglio per lui dice il Vangelo
legarsi una pietra al collo

il mio è questo grido che rilancio
contro le sbarre dell’ indifferenza e
la viltà di chi trama nel buio
di una notte di pietra

di chi gira sul proprio asse
ombra che sanguina nel vento

di chi segue la pista del sangue
e ha il passo pesante
sopra la tenerezza

canto per la dignità dell’uomo
che fa della sua insopprimibile libertà
ali di luce

a lambire le fonti del sogno