L’ordine delle cose

nel momento del distacco dirai
forse impropriamente
è mancato – invece d’ un accorato
ci abbracceremo nell’ altra dimensione

mancato sì alla scena
del mondo

com’ è giusto per l’ ordine delle cose
apparenti

la stella nana la formica

L’Originale

si perde
armonia nel rifare una nuova
poesia da una datata:
ne risulta un vaso incrinato

allo stesso modo ogni
esemplare è intoccabile:
è dall’origine

della foglia la foglia- madre
come la pensò Iddio –
così la parola
così la natura

toccare i geni è una bestemmia
che sale al Cielo

Poesie di Rose Ausländer

Il mio respiro

Nei miei sogni profondi
la terra piange
sangue

Le stelle sorridono
nei miei occhi

Se vengono persone
con domande multicolori
andate da Socrate
rispondo

Il passato
mi ha composto in versi
io ho
ereditato il futuro

Il mio respiro si chiama
adesso

*

Io

sono
un corallo
nel mare dei
ricordi
e attendo
il vento

Principessa
pescami
su
mettimi al collo

Sarebbe
la mia fortuna

*

Madre lingua

Mi sono
tramutata in me
di attimo in attimo
smembrata fatta a pezzi
sul sentiero di parole
madre lingua
mi ricompone
mosaico di persone

*

Madreterra

La mia patria è morta
l’hanno sepolta
nel fuoco

Io vivo
nella mia madreterra
la parola

*

Il cielo

Ha dismesso le sue maschere
Nuvole notturne impediscono
Alle stelle
Di vedere
La sorella terra

Lui sogna
che il suo nero infinito
porti il lutto per il sole
sogna gli uomini sulla terra
che lo sognano azzurro

Nel buio impenetrabile
conta le sue abitazioni
devono essere sette
ma non è così
infinitamente di più

Lui conta all’infinito.

(Rose Ausländer, traduzione di Anna Maria Curci)

da: https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/04/05/la-parola-terra-materna-rose-auslander/

L’antagonista

aprii la valigia
era piena di libri e di sogni
di vaghe nuvole e stanche lune

gli chiesi se leggesse poesie
arricciò il naso: –non mi nutro di quella
“manna” il mio cielo è di pietra e
non ne vedi angeli affacciarsi
né madonne

non siamo -noi due-
della stessa razza

io
da opportunista
nello scrigno non porto chimere

Incanto

i dolci animali d’acqua terra e cielo
a volte evanescenti prendono forma nelle nuvole
nel mare del cielo un tonno guizzante
assume sembianze sull’onda lucente
il bimbo sogna guardando estasiato
ippogrifi e delfini in lenta sequenza
pende dalle labbra del nonno che gli parla di quando
noè trasse in salvo dal diluvio tutte le specie