L’amore che sappiamo

l’amore dal volto della Bellezza
quello che avvicina
all’assoluto

non è di qui

l’amore che sappiamo
quello che ci lascia un cangiare di nuvole
ad adombrare aride spiagge

ci assalirà con un vuoto
ad ogni sospiro

dolore d’ una perdita
dall’ origine del mondo

Giobbe

Signore liberami
da questa gravezza della carne
-ora mi pesano gli anni
come macigni-

ascoltami – quando
il sangue grida le ferite della luce

ed io come giunco mi piego
in arida aria

Cinque poesie di Libero De Libero

Casa sonora

Casa sonora
di uccelli defunti
sussurri e trilli del verde scomparso
odoroso silenzio così stretto
all’orecchio che scricchiola
nell’eco di legni rugosi
là dentro nessuno sa
d’essere eredi di lontane ombre.

*

Conchiglia

Spirale del silenzio
orecchio del mare
obolo di Venere
testimone della morte
celebrazione della vita.

*

Passaporto

Dove vive e non importa chi è
quel dove è la sua stanza
e ha un nome solo per sé
viaggia nei suoi pensieri
e scende ad ogni occasione
la perseguita il cuore
e d’ogni luogo lo scaccia
non è più fuoco ma cenere non è-

*

Lapide degli amanti

Così lungo il viaggio per agitare
la stanza eterna del presente
riacceso il seme della vita
l’uno all’orecchio dell’altra
si ascoltano a sussurri di labbra
baciate e amore lucendo li disseta
al grappolo che smemora della sorte
passante tu avanza in fretta e a piedi scalzi.

*

Bruciano le carte

Là fuori appare tutto ciò che non è
si duole tutto ciò che non è stato
il sempre appartiene all’eternità
amore veloce perde gli occhi
i cavalli della malinconia
laggiù nitriscono e la corsa
del giorno impolvera scarpe e cuore
bruciano le carte della gioventù.

Da “Circostanze” – Lo Specchio, Mondadori

Musica sacra

mi attirarono le note dell’organo

il tempo si era fermato e
fu come uscire fuori da me
uno sconosciuto luogo di pace
mi accolse

non era sogno o visione: quella musica
sacra era divenuta parte
di me del mio spirito

mentre mi avvolgeva una luce
noetica
in empatia con gli angeli e i morti